
Quando son nato io era d’estate,l’uomo era formica e con le case sconquassate. Pietre, mani, amori e beni dispersi o cancellati da una guerra devastante che neri, ricchi, preti, e poi rossi e poi tutti quanti, avevano acceso e propagata.
Quando son nato io le parole erano scritte sulle facce il lavoro sulle mani e l’educazione negli schiaffi. L’esperienza era incisa nelle rughe della faccia e la fretta nei pedali della bicicletta.
La fame era antica come un blasone, celata ma manifesta. Il dovere di essere, era inchiodato nella condizione dei compiti, dei doveri e dei debiti. Il respiro era stretto nella fatica e tagliato dal fumo, l’amore era bestiale e le pance delle donne sporte pietose.
Il credo era nel Signore, nel ricco, nel Diavolo e nei Santi, e tutti li temevi, tutti quanti. Le tasche suonavano di spiccioli e di cortesia, le scarpe erano di altri e con le toppe sopra e sotto. I vestiti erano un dono, usati e rivoltati e il pane era a tozzi, fresco o secco mai una briciola a terra.
Il rumore dei mestieri era anche bello, musicale, stimolante, anche odoroso, e ogni bottega scodellava il suo.
Quando son nato io…
Leo Farinelli

1 commento:
Un bellissimo quadro di un epoca che non ho vissuto ma che stranamente ho sempre sentito mia...
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